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Un aiuto concreto per i bambini di strada
Insieme per combattere povertà ed emarginazione
Progetto Tokai ODV, vuole combattere con aiuti diretti, lo stato di povertà e di emarginazione di tutti i bambini di strada del mondo. Aiutando le strutture esistenti nei vari paesi dove la povertà è endemica, la povertà massima, quella che non può essere definita, che appartiene a chi non ha una famiglia, non ha una casa, non ha da mangiare e non è scolarizzata.



Una breve storia
Questa storia inizia nel 2011, quando mi sono recato per la prima volta in Bangladesh come farmacista ospedaliero, per una missione sanitaria umanitaria, organizzata da Progetto Sorriso nel Mondo Onlus insieme a un gruppo di chirurghi e infermieri, presso l’Ospedale Saint Mary di Mymensingh.
In quell’occasione ho conosciuto Padre Riccardo Tobanelli che coordinava l’accettazione dei pazienti che venivano selezionati per gravità dallo staff medico e successivamente essere sottoposti a intervento chirurgico. Padre Riccardo, oltre a dedicarsi all’organizzazione dei vari gruppi sanitari che si alternavano, aveva dedicato il suo impegno nella ricerca dei bambini di strada chiamati Tokai, che in Bangladesh sono piuttosto numerosi e che vivono ai margini della società costretti a lavorare nella discarica di Dhaka per i rigattieri, accontentandosi di esistere in uno stato di precarietà difficilmente descrivibile.
Nel 2011 Padre Riccardo gestiva già una Tokai House che ospitava circa trenta bambini nella periferia di Dhaka, ma avendo percepito l’entità del problema, si era attivato per acquistare un terreno e costruire una casa più grande capace di ospitare più bambini. Stabilirne il numero è impossibile perché la popolazione aumenta di continuo, solo nell’ultimo mese se ne sono aggiunti otto.
Padre Riccardo è riuscito a fare queste cose grazie all’aiuto di organizzazioni no profit che finanziavano le missioni sanitarie e a quello dei diversi italiani residenti a Dhaka, imprenditori, dipendenti dell’Ambasciata Italiana, della FAO e altri.
Sono tornato in Bangladesh nel 2013 e al rientro a Dhaka, da dove saremmo ripartiti per l’Italia, ho voluto visitare di persona la discarica della megalopoli. Sono riuscito a entrare solo per 10 minuti e ho conosciuto i potenziali ospiti della Tokai House di Padre Riccardo. Insieme a loro mi sono addentrato tra i rifiuti e o percepito tutta la violenza della condizione di lavoro.
Padre Riccardo muore nel giugno 2021 e le due Tokai House, di Khulna e Dhaka, si ritrovano improvvisamente senza la guida di una persona capace di trovare i fondi per garantire a questi bambini una vita degna di un essere umano. Nella casa trovano da mangiare, da vestire e da dormire, ma a una condizione: devono andare a scuola.

I confratelli Saveriani, che è l’ordine al quale apparteneva Padre Riccardo, si ritrovano così a dovere mantenere la funzionalità delle due Tokai House, senza l’apporto di chi aveva anche buone capacità manageriali e quindi si ritrovano in una condizione di grande difficoltà.
Io non ho mai dimenticato quei bambini e al primo grido di allarme di Padre Pier Lupi che adesso coordina le attività dei Saveriani in Bangladesh, mi sono attivato senza esitazioni, per garantire un futuro a questi bambini sfortunati, ma pensando anche di liberarne qualcuno. Liberarli da questa strana forma di schiavitù alla quale sono condannati per debiti, se vogliamo minimi. I Tokai infatti, lavorano nella discarica cercando tra i rifiuti che si possono riciclare e che a fine giornata consegnano al rigattiere che li ospita e gli dà il cibo per sopravvivere. Ma poiché vitto e alloggio ha un costo, se i bambini non portano prodotti il cui valore raggiunge le spese del rigattiere, aumenta il loro debito. Per questo motivo possono essere considerati schiavi.
Luigi Di Salvo

